immigratiIl XVIII Rapporto sulle migrazioni dell’Ismu rivela uno stop dei flussi stranieri: la Lombardia fa tendenza e Milano perde il suo appeal. La crisi in Italia si fa sentire, e i numeri come poche altre cose lo dimostrano con lampante evidenza.

Il 1° gennaio 2012 la popolazione straniera presente in Italia ammontava a circa 5 milioni e 430.000 unità (regolari e non), per circa il 90% dei casi con dimora abituale (residenza) in un comune italiano, e rispetto al 1° gennaio 2011, anno in cui si contavano 5 milioni e 403.000 immigrati, si è registrato un crollo sul fronte della crescita dei presenti, aumentati di sole 27.000 unità (+0,5%).
Una variazione così irrilevante da far parlare di “crescita zero”: è quanto risulta dal XVIII Rapporto sulle migrazioni di Ismu, presentato martedì. L’incremento della popolazione straniera in Italia, in sostanza, non è mai stato così basso come nel 2011, e basta considerare i dati del 2008 e 2009, anni in cui l’aumento era stato di circa 500.000 unità.
Dati nazionali, anche se, come ha spiegato Gian Carlo Blangiardo dell’Ismu, “La Lombardia, che da sola ha oltre un quarto dell’immigrazione italiana, continua a fare da trascinatore a tutte le tendenze”. Quanto a Milano, “non è più il grande polo di attrazione come una volta, probabilmente anche per i costi delle abitazioni. Negli ultimi anni ha recuperato ma non e’ certo come negli anni ’90”.

Ma andiamo per ordine.
Sul piano territoriale, la riduzione dei nuovi flussi sembra interessare soprattutto le aree settentrionali in particolare quella del Nord-est, che registra un calo dei flussi del 50% (che passano da 170mila del 2010 a 83mila del 2011); mentre diminuzioni più contenute si osservano per il Centro (-47%) e per il Sud (-32%). Le province con il maggior calo sono Bergamo (-65%), Reggio Emilia (-64%), Trento (-64%), Parma (-63%), Verona (-61%), Modena (-60%).

Un altro dato interessante è la diminuzione degli irregolari: al 1° gennaio 2012 si stima che non abbiano un valido titolo di soggiorno 326mila stranieri, 117mila in meno (-26%) rispetto ai 443mila stranieri stimati al 1° gennaio 2011.

L’unico aumento a livello numerico viene registrato nell’ambito dei minori stranieri, che passano dal 21,5% al 23,9% sul totale degli extracomunitari residenti. In particolare la presenza dei minori extracomunitari nati nel nostro paese si accresce costantemente: secondo i dati del 2012 quelli nati in Italia sono ormai 500.000, e rappresentano il 60% del totale dei corrispondenti minori stranieri.
Tornando alla nostra città, se è vero che non costituisce più un grande polo di attrazione per i migranti, bisogna sottolineare che la provincia di Milano risulta tra quelle che riescono a trattenere gli immigrati sul territorio: l’88% degli stranieri non comunitari arrivati nel 2007 sono ancora presenti e con valido permesso di soggiorno.

Il primato in ambito scolastico lo detiene poi la Lombardia, che anche quest’anno si conferma la prima regione d’Italia per numero di alunni con cittadinanza non italiana: un quarto degli iscritti in Italia sono nelle scuole lombarde (184.592 studenti), un altro 11,8% in Veneto e altrettanti in Emilia Romagna.
In Lombardia, come nelle altre aree, quasi la metà degli alunni stranieri è rappresentata da figli di immigrati, nati in Italia, una percentuale in crescita tra gli alunni stranieri che, in generale, prediligono la formazione professionale, (40,4%) e gli istituti tecnici (38%), al contrario degli italiani.
A differenziare gli alunni stranieri dagli italiani anche il tasso di abbandono degli studi: 43,8% tra i primi, rispetto al 16,4% dei secondi, e il gap diventa più ampio per le femmine: il 42% delle alunne straniere lascia la scuola, mentre per le italiane la percentuale si ferma al 12,7%.

Una fotografia nazionale che immortala una situazione che potrebbe anche rappresentare un’occasione: l’arresto di arrivi, “un vero crollo rispetto al 2008-2009 quando si parlava di 500.000 unità all’anno”, secondo Gian Carlo Blangiardo “segna una fase di stasi che deve diventare l’occasione per governare meglio il fenomeno con iniziative di integrazione che numeri più piccoli ci consentono di fare“.

Il 2011 può considerarsi l’anno del pareggio: con un incremento dello 0,5% di presenze straniere in Italia (27.000 in più di un anno fa) e con un aumento del 9% di italiani emigrati all’estero, si contano più di 4,2 milioni di italiani all’estero, “non molto meno degli stranieri in Italia”.
Per quanto riguarda il futuro, le proiezioni nazionali per il 2014 parlano di un aumento di circa 6 milioni, con una incidenza che passerà dall’8 al 18%. Si prevede che gli stranieri over 65 saranno 1,6 milioni: “il fenomeno dell’invecchiamento importato avrà nette conseguenze sul sistema previdenziale”.

Un ulteriore aspetto indagato dal Rapporto riguarda la percezione del fenomeno dell’immigrazione, in Europa e in Italia. La crisi impatta anche in questo caso, deviando l’attenzione dell’opinione pubblica sui temi economici. Infatti in base ai dati raccolti dalla Commissione europea e presentati nell’Eurobarometro 2012, per i cittadini europei l’immigrazione è tra gli ultimi problemi che in questo momento affliggono l’Europa, mentre prima della primavera del 2011 l’immigrazione era considerata dal 20% degli intervistati uno dei problemi più importanti.
In particolare oggi il 42% degli italiani pensa alla crisi economica, come priorità, e solo il 3% all’immigrazione, che ha registrato un calo tra i pensieri degli italiani di 23 punti percentuali in un quinquennio.

A.Pozzi

Fonte: http://www.chiamamilano.it/notiziario/517/1
14/12/2012